mercoledì, 31 ottobre 2007

Azzurro cielo lontano
che in due occhi come i suoi ti rispecchi
mi hai spezzato il cuore.
"Ciò che sei l'amerò sempre".
Ma per diventare donna
dovrò dimenticarti
o vivere solo di questo?
Nei miei pensieri e giorni
non ci sarai più domani!
Non ho più paura,
ho voglia delle tue mani
così fredde e grandi,
che scolpiscono
sul mio corpo ancora
il fragile disegno del piacere.
Ahh! Quante ore passate a immaginar l'amore!
E tra sorrisi e pianti
hai saputo di me tutti quei drammi
che rattristano i miei occhi
"ladri" anche di te!
...E così forte e uomo,
tu mi scopristi
per la prima volta
di quelle vesti troppo pesanti
per liberarmi dalle mie paure
e andare avanti.
Quante sensazioni ti ho nascosto,
non sai quante,
ma dai brividi della mia pelle
hai potuto contare
quante volte avrei voluto saperti amare.
Ho cullato il mio cuore sul mare
è arrivata una forte onda
e l'ho sentito affondare!
Ho portato il mio cuore su un monte
ma mai nessuno ha capito niente!
Tu solo non l'hai rinnegato!!!
Che piacevole dolore quando mi stringevi,
e anche quando i tuoi occhi
divennero passeggeri del cielo,
io mi sentivo sicura...di ciò che sei,
come se fossi ancora
fra le tue braccia.

postato da: norablog alle ore 11:50 | Permalink | commenti
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mercoledì, 31 ottobre 2007

Chiamalo se vuoi calo d'ispirazione, chiamalo pure blocco creativo
abbandonare carta e penna per tuffarsi in un aperitivo
alle tre del pomeriggio, pagina beffardamente bianca
come bocca spalancata a ingoiare la grandezza che ti manca
faccia a faccia con la tua banalità: quasi come in uno specchio,
l'ombra sbiadita della tua faccia da accartocciare e buttare nel secchio
microcaos inane a generare stelle danzanti bensì scarabocchi
cancellature e sbavature di parole abortite tristi persino agli occhi...
eppure c'è stato un tempo che le parole
avevano quella bella fragranza pastosa
nonostante circoli, movimenti, accademie e scuole
le parole significavano, erano "cosa"
ora non c'è ferita che non guarisca
semplicemente è sufficiente non grattarsi la crosta
fare il callo al prurito che scalpita
ché incastrata nel fegato l'anima crepita
d'una temeraria fragilità violentata e risorta
conato di luccicante malumore
passata la notte chiusa a chiave la porta
al rumore affascinante delle più piccole ore
e nel cuore di terra del cuore ritorniamo poi
a scavare con mani nude dall'amare
per cercare sapore "d'altro da noi"
che lapalissianamente in noi non può stare
e graffiando, grattando, scavando il cuore infine si consuma
resta solo polvere ammucchiata senza polpa e schiuma
che solo vagamente può ricordarci
del cuore forma e sostanza
e il battito regolatore del raccontarci
sogni sbiaditi non ancora abbastanza:
qual'era l'essenza che cercavi, il centro di tutto, il punto?
La disperata spossatezza cui sei ora alfine giunto?
L'incredulità gelata del bimbo di fronte al vuoto dell'insistere?

Unghie rotte, mani rigate di terra:
diventa difficile, così, scrivere

postato da: MattiaPD alle ore 09:27 | Permalink | commenti
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martedì, 30 ottobre 2007
La lettera lungo la strada

"Addio, ma con me
sarai, verrai dentro
una goccia di sangue che circolerà
nelle mie vene,
o fuori, bacio che mi brucia il volto
o cinturone di fuoco nella mia cintola.
Dolce mia, accogli
il grande amore che uscì dalla mia vita
e che in te non trovava territorio
come l'esploratore sperduto
nell'isola del pane e del miele.
Io ti trovai dopo
la tormenta,
la pioggia lavò l'aria
e nell'acqua
i tuoi dolci piedi brillarono come pesci.
Adorata, vado alle mie battaglie.
Graffierò la terra per farti una grotta
lì il tuo Capitano
t'attenderà con fiori nel letto.
Non pensar più, mia dolcezza,
al tormento
che passò tra di noi
come un fulmine di fosforo
lasciandoci forse la sua bruciatura.
Venne anche la pace, perché torno
a lottare alla mia terra,
e poiché ho il cuore completo
con la parte di sangue che mi desti
per sempre,
e poiché
reco
le mani piene del tuo essere nudo,
guardami,
guardami,
guardami per il mare, che vado raggiante,
guardami per la notte che navigo,
e mare e notte sono gli occhi tuoi.
Non sono uscito da te quando m'allontana.
Ora ti racconterò:
la mia terra sarà tua,
vado a conquistarla,
non solo per darla a te,
ma per tutti,
per tutto il mio popolo.
Un giorno il ladro uscirà dalla sua torre.
E l'invasore sarà espulso.
Tutti i frutti della vita
cresceranno nelle mie mani,
prima abituati alla polvere da sparo.
E saprò accarezzare i nuovi fiori,
perché tu m'insegnasti la tenerezza.
Dolce mia, adorata,
verrai con me a lottare a corpo a corpo
perché nel mio cuore vivono i tuoi baci
come bandiere rosse,
e se cado, non solo
mi coprirà la terra,
ma questo grande amore che mi recasti
e che visse circolando nel mio sangue.
Verrai con me,
in quell'ora ti attendo,
in quell'ora e in tutte le ore,
in tutte le ore ti attendo.
E quando verrà la tristezza che odio
a bussare alla tua porta,
dille che io ti attendo;
e quando la solitudine vorrà che cambi
l'anello in cui sta scritto il mio nome,
di' alla solitudine che parli con me,
che io dovetti andarmene
perché sono un soldato,
e che là dove sono,
sotto la pioggia o sotto
il fuoco,
amor mio, t'attendo,
t'attendo nel deserto più duro
e presso il limone fiorito:
in ogni parte dove sia la vita,
dove la primavera sta nascendo,
amore mio, t'attendo.
Quando ti diranno « Quell'uomo
non t'ama. » , ricorda
che i miei piedi son soli in quella notte,
e cerca i dolci e piccoli piedi che adoro.
Amore, quando ti diranno
che t'ho dimenticata, e anche se
sarò io a- dirlo,
quando io te lo dirò,
non credermi
chi e come potrebbe
reciderti dal mio petto,
e chi raccoglierebbe
il mio sangue
quando verso di te m'andassi dissanguando?
Ma neppure posso
dimenticare il mio popolo.
Vado a lottare in ogni strada,
dietro ogni pietra.
Anche il tuo amore m'aiuta:
È un fiore chiuso
che ogni volta mi empie del suo aroma
e che s'apre d'improvviso
dentro di me come una grande stella.
Amore mio, è notte.
L'acqua nera, il mondo
addormentato, mi circondano.
Poi verrà l'aurora,
e nel frattempo io ti scrivo
per dirti: « Ti amo » .
Per dirti: « Ti amo » , cura,
pulisci, innalza,
difendi
il nostro amore, anima mia.
Io te lo lascio come se lasciassi
un pugno di terra con semi.
Dal nostro amore nasceranno vite.
Nel nostro amore berranno acqua.
Forse arriverà un giorno
in cui un uomo
e una donna, uguali
a noi,
toccheranno questo amore, e ancora avrà
forza per bruciare le mani che lo toccheranno.
Chi fummo? Che importa?
Toccheranno questo fuoco,
e il fuoco, dolce mia,
dirà il tuo semplice nome
e il mio, il nome
che tu sola sapesti, perché tu sola
sulla terra sai
chi sono, e perché nessuno mi conobbe come una,
come una sola delle tue mani,
perché nessuno
seppe come, né quando,
il mio cuore stette ardendo:
solamente
i tuoi grandi occhi grigi lo seppero,
la tua grande bocca,
la tua pelle, i tuoi seni,
il tuo ventre, le tue viscere
e l'anima tua che io risvegliai
perché restasse
a cantare fino alla fine della vita.
Amore, t'attendo.
Addio, amore, t'attendo.
Amore, amore, t'attendo.
Così questa lettera termina
senza nessuna tristezza:
sono fermi i miei piedi sulla terra,
la mia mano scrive questa lettera lungo la strada,
e in mezzo alla vita sarò
sempre
vicino all'amico, di fronte al nemico,
col tuo nome sulle labbra,
e un bacio che giammai
s'allontanò dalla tua bocca."

Pablo Neruda
postato da: grethatrevisani alle ore 22:39 | Permalink | commenti (1)
categoria:poesia

martedì, 30 ottobre 2007

Espressione del mio pensiero
sei proprio così
così come ti immagino
vedo i tuoi occhi
Ti cerco nelle parole
Guardare
guardare dove non devo
sentire dove non posso

postato da: Noemi21 alle ore 19:17 | Permalink | commenti
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martedì, 30 ottobre 2007
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postato da: Noemi21 alle ore 19:16 | Permalink | commenti
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